Autore Topic: L'ultima lettera di Natale  (Letto 2101 volte)

Offline kraus

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L'ultima lettera di Natale
« il: 22 Dicembre 2008, 11:32:48 »
Facciamo conto che (in un tempo molto lontano o molto vicino, non importa) a festeggiare il Natale sian rimaste soltanto due persone. Lui scrive a lei nell’aria le parole che seguono, ma i metodi d’intercettazione sono ormai così potenti che quel che crediamo sia solo nostro diventa in un minuto secondo di dominio universale:

Cara amica,

Non ho desideri particolari per quest’anno. Anzi sì, uno: che tu mi dica buon Natale come me lo augurasti un anno fa quando io ti dirò lo stesso. Non venirmi a rispondere “Buone feste” come fanno tutti gli altri che han deciso di cancellare Natale dal calendario: buone feste cosa? Il Capodanno è forse una festa? Cosa succede quando scatta lo 00:00 sull’orologio? Forse che le caprette ti fanno ciao e i criceti ti dicono buona sera? Il Capodanno è un fatto statistico, punto e finito: tant’è vero che un tempo lo festeggiavano il primo settembre, mentre vorrei vedere un po' cosa diresti se il Natale lo spostassero proditoriamente al 13 marzo o al 18 ottobre. Natale è il 25 dicembre, non ci son storie che tengano, e poi senti come suona bene quel venticinque dicembre: è una data lunghissima, quasi ti desse il tempo di assaporarla nella sua dolcezza mentre la pronunci, benché quel giorno sia così breve.

Della Befana, poi, non voglio neppure sentir parlare: ma come si fa a chiamare festa un giorno che tutte le feste si porta via? Assurdo: non può stare. Ha ragione Gino lo spazzino quando dice “
la Befana vien di notte / e come arriva la riempio di botte”: sacrosanto. Chi non ricorda la pena del ritorno imminente a scuola o al lavoro? Del regalo che puoi goderti per mezza giornata perché poi hai da pensare ai compiti per casa che ancora non hai finito? Della rabbia che ti schianta dalla voglia di fermare il tempo e riportarlo indietro almeno di qualche giorno?

Quindi niente buone feste, mi spiace per te, ma buon Natale devi dire; e a questo desiderio ne aggiungo un altro: che tu accolga il mio dono, perché anche se le ideologie dannate han fatto sì che, per puro conformismo, si guardi con fastidio alla meravigliosa usanza di farsi i regali, io so bene che di queste cose, ai bambini della mia epoca ancora non inquinati dai grandi, non gliene fregava nulla: i bambini non han bisogno di ideologie per sognare.
E se non hai di che ricambiarmi perché i tempi sono quelli che sono e un regalo da me non te l’aspettavi, non fa proprio niente, stai tranquilla, non devi affannarti a cercare in fretta e furia qualcosa: mi basterà che il tuo viso s’illumini di gioia nel ricevere l’inatteso dono e per me questo sarà il più bel compenso che tu possa immaginare.

Segue la firma



"La fatica in salita per me è poesia" (M. Pantani)
"A nde cheres de cozzula Jubanna? Si no t'hamus a dare pane lentu"

Tessera #1 del club "Rivogliamo l'icona col ciuccio"