Autore Topic: La stazione di Zima  (Letto 1837 volte)

Offline kraus

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La stazione di Zima
« il: 01 Maggio 2008, 21:55:53 »
L'atto II cominciò piuttosto in sordina. Qualcuno del pubblico si voltò per cercare di intuire il parere degli altri spettatori seduti nelle file alle spalle dai loro volti, ma non c'era bisogno di confortare il proprio giudizio con quelli altrui. Sul palcoscenico c'era solo un tizio vestito di giallo ocra che balbettava. Lo scenario, completamente vuoto; le luci quasi spente. Nessuno aveva né avrebbe battuto ciglio al principio immediato della scena, ma siffatto spettacolo durava da quindici minuti e non accennava neppure lontanamente a trovare una fine.

Il povero attore s'era talmente immedesimato nel personaggio, secondo le didascalie insicuro ed emotivamente più instabile del tempo a marzo, da prenderne interamente le caratteristiche e i difetti, compresi quelli più spiacevoli. D'altronde è capitato anche a De Filippo di sfiorare la morte mentre recitava la parte di chi sta per morire: la luce che d'un tratto si spegne, il calore dell'aria che scompare.

Il black-out improvviso riscosse il pubblico. In una situazione del genere gli spettatori sbuffano, di solito; quella volta no: il sollievo della platea era anzi palpabile, la graditudine certa. L'attore venne trascinato come un cencio per la scena e nessuno lo vide più, né ci fu verso di fargli riprendere il normale uso della parola in seguito. A-anzi, anco-co-co-ra o--oggi za-za-zagaglia ir-ir-irrime...


"La fatica in salita per me è poesia" (M. Pantani)
"A nde cheres de cozzula Jubanna? Si no t'hamus a dare pane lentu"

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