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Plagio, «'O sole mio» contro Invictus PDF Stampa E-mail
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Lunedì 05 Aprile 2010 00:00

La melodia è nella colonna sonora del film su Mandela: la fondazione Bideri chiama la Siae per indagare

Un frame da «Invictus»

 

NAPOLI - Che le note di «’O sole mio» facciano da colonna sonora ai vampiri di «New moon», miti e idoli delle ragazzine di tutto il mondo, passi. Ma che «l’inno di Napoli» venga scopiazzato e utilizzato impunemente per un film di successo, questo no.

E infatti la Fondazione Bideri, erede dell’editore Ferdinando Bideri che fece conoscere in ogni Paese la lirica, inizia a muoversi. E’ stato chiesto ufficialmente agli esperti della Siae di confrontare le due tracce musicali e anche un Ctu (consulenza d’ufficio) del tribunale. Passi propedeutici e indispensabili a intentare, nel caso, una causa di plagio. «Agiremo a tutela di una canzone famosissima - spiega Ferdinando Bideri, erede e omonimo del mitico fondatore della casa editrice musicale - ma anche a nome di una città che si vede scippare e manipolare uno dei suoi patrimoni culturali più importanti». Ma l’iter non sarà semplice: «Sì - continua - non basta soltanto stabilire la continuità e l’identicità di sette note, ma anche altri particolari specifici che qui sarebbe difficile spiegare». Sta di fatto che l’apertura della colonna sonora di «Invictus» composta da Kyle Eastwood, figlio di Clint, regista del film, è uguale a «’O sole mio» ma solo per sei note.

Un elemento che potrebbe far pensare a una «copia scientifica» della lirica napoletana. E che la traccia non sia tutta farina del sacco del musicista Kyle è evidente non solo agli eredi di Capurro, di Di Capua e di Mazzucchi, gli autori dell’immortale componimento musicale che lo firmarono nel 1898, ma anche a tutti gli spettatori mondiali del film, compresi gli americani che conobbero, a livello popolare, «’O sole» attraverso la versione indimenticabile di Elvis Presley, col titolo di «It’s now or never», derivata da una precedente incisione dell’attore e cantante Tony Martin. Il disco di Presley, pubblicato nel settembre del 1960, vendette dieci milioni di copie, risultando il più venduto della sua carriera. Immortale e dunque intonato, cantato, stonato, arrangiato, riarrangiato, storpiato e rimodernato migliaia di volte in ogni angolo del mondo: da Enrico Caruso a Josephine Baker a Claudio Villa a Dalida a Mina a Carreras a Pavarotti a Elton John e perfino dai Beatles. Il problema non è solo di diritti d’autore che pure ci sono (in Italia un’opera è libera solo a settant’anni dalla morte dell’ultimo autore) ma proprio di immagine. «Non si può permettere - continua Ferdinando Bideri - che chiunque possa storpiare impunemente la nostra canzone d’eccellenza». Come andrà a finire? Staremo a vedere. La parola per ora spetta agli esperti della Siae. Se la loro «certificazione» sarà di similitudine oltre il lecito si passerà alle carte bollate e ai giudici per una sentenza di plagio che per tutti i napoletani è già stata scritta ascoltando la musica di «Invictus».

 

Vincenzo Esposito
corrieredelmezzogiorno.corriere.it


 

 

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