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Novità discografiche / Recensione: Bruce Springsteen - "Magic".
« il: 28 Settembre 2007, 15:56:38 »
BRUCE SPRINGSTEEN
“Magic”


2007
Columbia 8869717060-2 (CD)
Columbia 8869717060-1 (LP - 33rpm Vinyl)

Il nuovo album di Bruce Springsteen si presenta interessante, innanzitutto perché suona la E Street Band al completo, quindi un marchio di garanzia. Partecipano anche dei sessiomans sparsi in varie canzoni.
La custodia è in digipack e si apre a due ante come i vinili di una volta. La foto centrale interna riprende tutta la band che seppure invecchiati ricordano i bei tempi che furono, quindi ad un primo pensiero si può dedurre che il sound dell’album sia attuale e riporti agli anni ’80.
Davvero belle le foto “seppiate” sia della copertina che del booklet in carta lucida. In alcune foto si nota un Bruce Springsteen assonnato, che rimanda alla copertina di “Darkness On The Edge Of Town”. L’album è prodotto da Brendan O’Briend.
Ma passiamo alle canzoni.
L’inizio dell’album spetta alla già conosciuta RADIO NOWHERE, uscita anche come singolo. E’ una rock song che unisce antico e moderno. A tratti ricorda il sound di “Born In The USA”, soprattutto dalla sezione ritmica di Max Weinberg e dal sax di Clarence Clemons. A tratti ricorda il sound di “The Rising”.
YOULL’LL BE COMIN’ DOWN, ha un andamento rallentato ma il suono è energico. Cattura fin dal primo ascolto con quel ritornello di facile presa che si memorizza immediatamente. Anche in questo brano il sax di Clarence Clemons la fa da padrone nell’assolo che rimanda a certe cose di “The River”. Il mandolino di Stevie Van Zandat si mescola alle chitarre e a tutti gli altri strumenti in un poutpurri energico.
LIVIN’ IN THE FUTURE. E’ una canzone divertente dal sound fresco in puro “springsteen style”. Anche qui ci sono dei chiari riferimenti a “Hungry Heart” e “Tenth Avenue Freeze-Out” (il sax di Clemons fa proprio il verso e rimanda), anche se la melodia è originale e non ha niente di già sentito. Ottimo il finale cantato con un coinvolgente “Da-na-na-na…”. Soozie Tyrell al violino, è in secondo piano e talvolta si nasconde dagli altri strumenti.
YOU OWN WORST ENEMY. Si tratta di una ballata energica che ha come particolarità l’inserimento nell’organico di una sezione archi parchi e gentili arrangiati da Eddie Horst, che dettano il motivo di introduzione accompagnando la voce di Bruce Springsteen. Ottimo l’intreccio delle voci che si incrociano. In questo brano compare tra l’organico anche il Tack Piano suonato da Patrick Warren.
GYPSY BIKER, apre con l’armonica che rimanda subito all’intro di “The River”, ma subito ci si accorge di trovarsi su altri territori, grazie alla chitarra acustica che accompagna in maniera veloce il cantato di Bruce Springsteen. Dopo l’intro scarno, seguono tutti gli strumenti creando un sound potente e abrasivo, con assoli di chitarra elettrica nella parte centrale. Anche in questo episodio il ritornello è assimilabile in un solo ascolto.
GIRLS IN THEIR SUMMER CLOTHES. Secondo e ultimo brano dove compare la sezione archi. Anche in questo caso gli archi dettano il motivo accompagnati da una chitarra acustica e percussioni. Non appena inizia a cantare Springsteen entra anche una chitarra elettrica. Dopo l’introduzione scarna, entrano tutti gli altri strumenti. L’hammond è lo strumento più in evidenza anche se posto in secondo piano. L’andamento è epico e ha un sound energico – che caratterizza tutti i brani. Il “bridge” nella parte centrale ha un motivo cantabile e fluido introduce la seconda parte della canzone. Il finale spetta al “La-la-la-la” di Springsteen in sfumato.
I’LL WORK FOR YOUR LOVE. Il pianoforte di Danny Federici che introduce brevemente questo brano, rimanda all’intro pianistico di “Thunder Road”. Ma anche in questo caso, attacca subito con colpo secco della batteria per dar slancio ad un sound potente. Il pianoforte accompagna per tutta la canzone anche se non è evidente. Il violino di Soozie Tyrell si sente maggiormente tra la fine del ritornello e l’inizio dei versi. Il “bridge” è davvero entusiasmante, che e godibile e fa da apripista per riprendere la seconda parte della canzone. Sound veloce per una rock song dal sound potente e vitale.
MAGIC. La titletrack è una ballata introdotta dalla chitarra acustica e dalle percussioni. Rimanda in alcuni passaggi alla canzone “My Hometown”, ma la melodia è totalmente diversa e anche l’arrangiamento è quasi campestre, grazie al mandolino e il violino che duellano tra di loro. Trasmette sicuramente emozioni e serenità anche perché la melodia è orecchiabile e intensa. Partecipa Jeremy Chatzky al contrabbasso.
Dopo la breve parentesi elegiaca di “Magic”, tocca alla roccata LAST TO DIE che non lascia respiro fin dalle prime note introdotte dal violino e dalla chitarra acustica. Un sound potente e vigoroso che descrive quei paesaggi da I-10 highways americane. Merita più di un ascolto, perché è un gradino inferiore alle altre, sicuramente ha un sound più vicino all’ultimo Springsteen. Ci sono degli spunti originali soprattutto in alcuni stacchi davvero interessanti dove la canzone si rilassa per poi riprende im?CAT_ID
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?T_ARCHIVE_FLAGmediatamente l’enerigia iniziale.
LONG WALK HOME è più rallentata, ha un sound elettroacustico dettato dalle chitarre acustiche, dal violino e dalle chitarre elettriche che introducono prima di sfociare in un altro brano elettrico e possente. Sicuramente più energica e più lirica della precedente dove la melodia è cantabile e fluida. Gli assoli di chitarra elettrica prima, e poi del sax (nella parte centrale e finale) danno quel sound che rimanda al Bruce Springsteen degli anni ’80.
DEVIL’S ARCADE. L’introduzione spetta al violino e tastiere che apre una ballata semi-acustica. Poi si passa ad un crescendo dove si aggiungono altri strumenti suonati inizialmente in maniera parca, fino a sfociare in un apoteosi sonora dettata dalle tastiere e batteria in evidenza per poi ricadere nella pacatezza lenta con un cantato da parte di Springsteen davvero sentito e ricco di emozioni.  La seconda parte della canzone è identica con qualche lieve variazione, rendendola troppo sovrabbondante di suoni e strumenti che non rende giustizia alla canzone.
A sorpresa spunta una “Gost Track” è una tipica folk song acustica. E’ introdotta dal pianoforte e poi segue la chitarra acustica, contemporaneamente al cantato in evidenza di Bruce Springsteen da consumato folksinger. Gli strumenti sono suonati con mano leggera, ma quando Bruce Springsteen suona l’armonica a bocca gli altri strumenti (pianoforte, organo, chitarra elettrica poco evidente) si uniscono in una melodia travolgente che sa dosare emozioni a fior di pelle. E’ probabile che la canzone si intitola “Terry’s song”.
In conclusione, un album ben suonato, ben cantato con diverse canzoni di ottima fattura e con una particolarità: aver saputo unire antico e moderno in maniera originale senza troppe forzature. Ascoltandolo ci si accorge che non sa di “già sentito” ma che incuriosisce e in alcune canzoni si hanno sorprese che non ci si aspetta. Molto vicino a “Born In The USA” ma con l’occhio puntato verso il futuro passando per “The Rising”. Ottimo.
L’album esce in due formati: CD e LP. La versione vinile forse  si trova di importazione.

Cordiali saluti.

Sam

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Plagi e Somiglianze / Telemann / De André / De Gregori.
« il: 23 Agosto 2007, 10:58:12 »
Cosa hanno in comune questi tre artisti?

Georg Philipp Telemann, compositore tedesco (1681 - 1767) compose un Concerto per tromba, orchestra e basso continuo in re maggiore composto di 4 movimenti.
Fabrizio De André (nei crediti spesso non viene citato: una grave dimenticanza) trasse la musica del primo movimento, "Adagio", (dal concerto per tromba sopra citato) e scrisse una canzone molto nota: "Canzone dell'amore perduto".

Ascoltando "Cardilogia" di Francesco De Gregori (dall'ultimo album "Calypsos"), c'è un verso che somiglia molto nella musica all'Adagio sopra citato e di conseguenza alla canzone di Fabrizio De André.
Se non erro dovrebbe essere questo:

"...che si gioca per vincere e chi vince è perduto
con una chiave ed un numero in mano...".


Non lo considero un plagio ma una somiglianza.

Cordiali saluti.

Sam

3
Musica! / Recensione: Grechi E La Bandaccia - "Ruggine".
« il: 11 Agosto 2007, 13:11:04 »
GRECHI E LA BANDACCIA
“Ruggine”


Anno di pubblicazione: 2007
Autoprodotto: Luigi Grechi QB.6001
Formato: CD


“Ruggine” è il nuovo album di Luigi Grechi. Leggendo la tracklist si induce a pensare che è si tratta di un greatest hits, con brani già editi in precedenza, ma appena si ascolta il compact disc ci si accorge che è a tutti gli effetti è un nuovo album, sebbene tutte le canzoni sono state re-incise con nuovi arrangiamenti.
Quattro brani di questo album erano già apparsi nella stessa veste sonora nel precedente mini-album
“Campione Senza Valore” pubblicato qualche anno fa, ed ora fuori catalogo: “Dublino”, “Tutta la verità su Manuela”, “Pozzo numero nove” e “Il mio cappotto”.
Anche in questo episodio Luigi Grechi era accompagnato da La Bandaccia, formata da Franz Mayer al contrabbasso; Leonardo Petrucci alla chitarra acustica, mandola, mandocello e ai cori (che in alcuni passaggi mi ricorda molto il mandolinista cecoslovacco Radim Zenkl o ancora Dave Grisman); Dayana Sciapichetti alla fisarmonica, armonica a bocca, tastiere e ai cori; Alessandro Valle al dobro e pedal steel guitar.
Nell’album non viene menzionato, anche la partecipazione di Paolo Giovenchi alla chitarra acustica de “Il mio cappotto”, che sull’EP “Campione senza valore” compare tra i crediti.
Ma veniamo all’album. Ha un sound fresco e vitale, prettamente acustico che riporta alla tradizione musicale americana: spazia musicalmente tra old time music, country music, folk music e western music, con qualche spruzzata lieve alla tradizione folk italiana (“Così mi disse il cantastorie”). A tratti La Bandaccia sembra una “jug” band, tanto in voga agli inizi del ‘900 in America.
L’album contiene tutti brani scritti da Luigi Grechi, eccetto “Dublino” scritta con Francesco De Gregari e due cover “Fin dove la strada va” e “La coperta indiana”.
Un album che poteva essere pubblicato e far parte della scuderia della label americana Acoustic Disc tanto il sound e l’organico della band si avvicina.
L’unica nota che non trovo in tema con l’album è la copertina. Ritrae Luigi Grechi e la bandaccia su un palco durante una esibizione dal vivo, che lascia preludere che si tratta di un album dal vivo.

POZZO NUMERO NOVE.
Proviene dall’album “Cosìvalavita” pubblicato nel 1999. L’introduzione dettato in evidenza dalla fisarmonica di Dayana Sciapichetti e tutti gli altri strumenti, è il biglietto da visita che induce l’ascoltatore a capire come sarà tutto l’album.
Ha un andamento western folkeggiante della migliore tradizione americana. La voce calda di Luigi Grechi scandisce parola dopo parola.

LE CHIAVI.
Proviene dall’album “Luigi Grechi” pubblicato nel 1977. Si tratta di una ballata dall’andamento lento, in bilico tra folk e country scandito dal dobro di Alessandro Valle. Le tastiere e l’armonica di Dayana Sciapichetti la rende una “ballata di confine”. La canzone finisce sfumando come una immagine dei nostri ricordi sbiaditi nel tempo.

DUBLINO.
Proviene dall’album “Dromomania” pubblicato nel 1987. E’ stata scritta insieme a Francesco De Gregori. Originariamente si doveva intitolare “Piombino”. L’intro è scandito da una armonica a bocca che accompagnerà in secondo piano la voce di Luigi Grechi. L’arrangiamento è western-country. La parte centrale con assolo di armonica, rende il brano vitale, fresco e per nulla scontato.

IL BANDITO E IL CAMPIONE.
Proviene dall’album in formato cassetta “Azzardo” pubblicato nel 1990. E’ stata portata al successo grazie all’incisione di Francesco De Gregori. Colpisce questa nuova versione inizialmente dall’introduzione lenta, quasi irriconoscibile: sembra una ballata dolente da ascoltare in una giornata uggiosa. Il brano prende corpo e diventa una canzone folk dall’andamento veloce; il suono è scarno, con gli strumenti suonati in punta di dita dando evidenza più al testo e alla voce di Grechi.

L’SOLA DI SANTE.
Originariamente il brano si intitolava “L’isola di Toni”; proviene dall’album in formato cassetta “Azzardo” pubblicato nel 1990. Potrebbe essere considerata il proseguimento de “Il bandito e il campione”. L’introduzione spetta al contrabbasso acustico di Franz Mayer che detta il ritmo e poi pian piano entrano tutti gli altri strumenti. Ha un sound lievemente latino, ma nella struttura è un brano folk che scorre piacevolmente.

IL MIO CAPPOTTO.
Proviene dall’album “Accusato di libertà” pubblicato nel 1975. L’introduzione è da brividi dove in evidenza il dobro suonato magistralmente da Alessandro Valle, descrive in maniera ineccepibile la valenza di questa ballata. Gli altri strumenti avvolgono in maniera gentile e per nulla invadente la voce di Luigi Grechi. Sarebbe stato bello ascoltare anche un violino. Gli assoli di tastiera e dobro anche nel finale del brano da quel profumo di “americana” music.

COSÌ MI DISSE IL CANTASTORIE.
E’ cantata dalla sola voce di Luigi Grechi. E’ uno stornello nella più antica tradizione italiana. Qualche cantastorie di tanto in tanto si trova ancora in Italia.

CHITARRISTA CIECO.
Proviene dall’album “Come state” pubblicat?CAT_ID
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?T_IP?2T_LAST_POST_AUTHOR
?T_ARCHIVE_FLAG?T_STICKY?T_LAST_EDIT ?T_LAST_EDITBYo nel 1979. È una ballata di protesta su un tema tanto attuale ai giorni nostri. La veste è prettamente folk. Intensa.

AZZARDO.
Proviene dall’album in formato cassetta “Azzardo” pubblicato nel 1990. Una canzone in puro stile western music e country. Andamento veloce suonato in maniera divertito e sentito che cattura l’ascoltatore e viene voglia di cantarla soprattutto nel ritornello. Ricordo il video che fu tratto da questo brano quando fu pubblicato sull’album “Girardengo e altre storie” pubblicato nel 1994. Spero che Luigi Grechi riprenda questo video e lo possa inserire nel suo sito ufficiale, perché è davvero bello e merita di essere visto e riscoperto. Alla doppia voce c’è Dayana Sciapichetti che suona anche la fisarmonica.

FIN DOVE LA STRADA VA.
Proviene dall’album “Cosìvalavita” pubblicato nel 1999. Si tratta di una cover scritta originariamente dal cantautore di estrazione folk poco noto Tom Paxton nato a Chicago nel 1937. Una ballata campestre, che porta l’immagine dell’ascoltatore a quelle strade polverose americane e ad una vita nomade dove ogni luogo che si visita è la propria casa. E’ di stampo folk con l’armonica a bocca che fa da “doppia voce” alla voce di Luigi Grechi.

TUTTA LA VERITÀ SU MANUELA.
Proviene dall’album in formato cassetta “Azzardo” pubblicato nel 1990. Una ballata folk gentile e nostalgica che descrive ricordi che ognuno di noi bene o male ha vissuto. Ha un andamento dolente e fresco che descrive in pieno come sebbene il tempo passa, il ricordo di un amore importnate non viene scalfito, descritti dal dobro di Alessandro Valle e dall’assolo di tastiera di Dayana Sciapichetti, anche alla fisarmonica. Great song.

LA COPERTA INDIANA.
Proviene dall’album in formato cassetta “Girardendo e altre storie” pubblicato nel 1994. Si tratta della seconda cover del lotto intitolata originariamente "Navajo Rug", scritta dal cantautore Iain Tyson (pubblicata nel 1987 sull’album “Cowboygraphy”) e dal cantautore Tom Russell (pubblicata nel 1987 sull’album “Poor’s Man Dream”). La veste folk’n’western con la fisarmonica da accompagnamento rende divertente e piacevole l’ascolto di questa canzone dall’andamento veloce.

In conclusione, si tratta di un album ben suonato, ricco di sfumature che si possono percepire man mano che lo si riascolta, con un sound acustico vitale nella migliore tradizione americana. Ottimi i musicisti che accompagnano Luigi Grechi.
Per chi fosse interessato l’album non si vende nei negozi, ma lo si può acquistare nelle seguenti modalità al seguente indirizzo: http://www.ilbarbagianni.com/forumgrechi/fanclub.htm

Sam

4
"Non c'è più niente da fare. Ce lo dobbiamo pigliare?..." così ha cantato Bobby Solo... riguardo la canzone "Prendi questa mano, zingara" di Francesco De Gregori.
Su Rai2 hanno spiegato che Francesco De Gregori è stato assolto riguardo il titolo uguale al primo verso della canzone cantanta da Iva Zanicchi, intitolata "Zingara".
De Gregori la potrà cantare in concerto, da come è stato detto al telegiornale.

Sam

5
VASCO ROSSI
- Vasco: The Singles Collection - LImited Tour Edition

Anno: 2007
Label: EMI Music Italy
N. Catalogo: 50099 9 502964 2 2
Formato: Box (10 CD Singles)
Limited Edition

E' uscito da poco il Box di Vasco Rossi che contiene 10 CD Singles. Riguarda tutti i singoli usciti per la EMI.
Il Box è in cartonato bianco. Sul retro è riportato il numero della copia perché è a tiratura limitata.
E' andato facilmente a ruba, nella mia città ho trovato solo due copie. Mentre a Bari, secondo voci, è stato venduto completamente.
Il prezzo non è eccessivo considerando la limited edition. Io l'ho trovato a Euro 34,00.

I CD sono racchiusi singolarmente in una confezione cartonata che riporta l'immagine di copertina identica al singolo originale.
La maggior parte dei singoli contengono un solo brano. Mentre "Tango... (Della Gelosia)" contiene come b-side "Liberi... Liberi" e "Rewind (Radio Edit)" contiene come b-side la versione live di "Rewind".
C'è anche la versione live di "Generale" contenuta nel singolo omonimo.

In fin dei conti potrebbe sembrare una operazione commerciale come ultimamente Vasco Rossi ci sta abituando. Però da un lato collezionistico permette a chi non possiede tutti i singoli di poterli avere raggruppati in ordine cronologico.
Manca "La fine del millennio", uscito come singolo. Non comprendo come mai sia stato escluso.

Un Francesco De Gregori, un Lucio Dalla, un Francesco Guccini, potrebbero realizzare anche loro questi box che racchiudono i loro singoli.
Si potrebbe acoltare ad es. di Francesco De Gregori "Compagni di viaggio", "Rosa Rosae", "Un guanto" in versione Radio Edit".
Sarebbe anche una ottima operazione culturale o di riscoperta di brani con una versione differente dall'originale.

Cordiali saluti.

Sam

6
Parliamo di Cover / "Old McDonald" / "Nella Vecchia Fattoria".
« il: 24 Giugno 2007, 18:27:26 »
La celebre canzone del Quartetto Cetra, "Nella Vecchia Fattoria" fu incisa anche da Frank Sinatra e da Ella Fitzgerald negli anni '60 con il titolo "Old McDonald".
Ciao a tutti.

Sam

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