Autore Topic: Recensione: Bruce Springsteen - "Magic".  (Letto 4834 volte)

Offline Sam

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Recensione: Bruce Springsteen - "Magic".
« il: 28 Settembre 2007, 15:56:38 »
BRUCE SPRINGSTEEN
“Magic”


2007
Columbia 8869717060-2 (CD)
Columbia 8869717060-1 (LP - 33rpm Vinyl)

Il nuovo album di Bruce Springsteen si presenta interessante, innanzitutto perché suona la E Street Band al completo, quindi un marchio di garanzia. Partecipano anche dei sessiomans sparsi in varie canzoni.
La custodia è in digipack e si apre a due ante come i vinili di una volta. La foto centrale interna riprende tutta la band che seppure invecchiati ricordano i bei tempi che furono, quindi ad un primo pensiero si può dedurre che il sound dell’album sia attuale e riporti agli anni ’80.
Davvero belle le foto “seppiate” sia della copertina che del booklet in carta lucida. In alcune foto si nota un Bruce Springsteen assonnato, che rimanda alla copertina di “Darkness On The Edge Of Town”. L’album è prodotto da Brendan O’Briend.
Ma passiamo alle canzoni.
L’inizio dell’album spetta alla già conosciuta RADIO NOWHERE, uscita anche come singolo. E’ una rock song che unisce antico e moderno. A tratti ricorda il sound di “Born In The USA”, soprattutto dalla sezione ritmica di Max Weinberg e dal sax di Clarence Clemons. A tratti ricorda il sound di “The Rising”.
YOULL’LL BE COMIN’ DOWN, ha un andamento rallentato ma il suono è energico. Cattura fin dal primo ascolto con quel ritornello di facile presa che si memorizza immediatamente. Anche in questo brano il sax di Clarence Clemons la fa da padrone nell’assolo che rimanda a certe cose di “The River”. Il mandolino di Stevie Van Zandat si mescola alle chitarre e a tutti gli altri strumenti in un poutpurri energico.
LIVIN’ IN THE FUTURE. E’ una canzone divertente dal sound fresco in puro “springsteen style”. Anche qui ci sono dei chiari riferimenti a “Hungry Heart” e “Tenth Avenue Freeze-Out” (il sax di Clemons fa proprio il verso e rimanda), anche se la melodia è originale e non ha niente di già sentito. Ottimo il finale cantato con un coinvolgente “Da-na-na-na…”. Soozie Tyrell al violino, è in secondo piano e talvolta si nasconde dagli altri strumenti.
YOU OWN WORST ENEMY. Si tratta di una ballata energica che ha come particolarità l’inserimento nell’organico di una sezione archi parchi e gentili arrangiati da Eddie Horst, che dettano il motivo di introduzione accompagnando la voce di Bruce Springsteen. Ottimo l’intreccio delle voci che si incrociano. In questo brano compare tra l’organico anche il Tack Piano suonato da Patrick Warren.
GYPSY BIKER, apre con l’armonica che rimanda subito all’intro di “The River”, ma subito ci si accorge di trovarsi su altri territori, grazie alla chitarra acustica che accompagna in maniera veloce il cantato di Bruce Springsteen. Dopo l’intro scarno, seguono tutti gli strumenti creando un sound potente e abrasivo, con assoli di chitarra elettrica nella parte centrale. Anche in questo episodio il ritornello è assimilabile in un solo ascolto.
GIRLS IN THEIR SUMMER CLOTHES. Secondo e ultimo brano dove compare la sezione archi. Anche in questo caso gli archi dettano il motivo accompagnati da una chitarra acustica e percussioni. Non appena inizia a cantare Springsteen entra anche una chitarra elettrica. Dopo l’introduzione scarna, entrano tutti gli altri strumenti. L’hammond è lo strumento più in evidenza anche se posto in secondo piano. L’andamento è epico e ha un sound energico – che caratterizza tutti i brani. Il “bridge” nella parte centrale ha un motivo cantabile e fluido introduce la seconda parte della canzone. Il finale spetta al “La-la-la-la” di Springsteen in sfumato.
I’LL WORK FOR YOUR LOVE. Il pianoforte di Danny Federici che introduce brevemente questo brano, rimanda all’intro pianistico di “Thunder Road”. Ma anche in questo caso, attacca subito con colpo secco della batteria per dar slancio ad un sound potente. Il pianoforte accompagna per tutta la canzone anche se non è evidente. Il violino di Soozie Tyrell si sente maggiormente tra la fine del ritornello e l’inizio dei versi. Il “bridge” è davvero entusiasmante, che e godibile e fa da apripista per riprendere la seconda parte della canzone. Sound veloce per una rock song dal sound potente e vitale.
MAGIC. La titletrack è una ballata introdotta dalla chitarra acustica e dalle percussioni. Rimanda in alcuni passaggi alla canzone “My Hometown”, ma la melodia è totalmente diversa e anche l’arrangiamento è quasi campestre, grazie al mandolino e il violino che duellano tra di loro. Trasmette sicuramente emozioni e serenità anche perché la melodia è orecchiabile e intensa. Partecipa Jeremy Chatzky al contrabbasso.
Dopo la breve parentesi elegiaca di “Magic”, tocca alla roccata LAST TO DIE che non lascia respiro fin dalle prime note introdotte dal violino e dalla chitarra acustica. Un sound potente e vigoroso che descrive quei paesaggi da I-10 highways americane. Merita più di un ascolto, perché è un gradino inferiore alle altre, sicuramente ha un sound più vicino all’ultimo Springsteen. Ci sono degli spunti originali soprattutto in alcuni stacchi davvero interessanti dove la canzone si rilassa per poi riprende im?CAT_ID
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?T_ARCHIVE_FLAGmediatamente l’enerigia iniziale.
LONG WALK HOME è più rallentata, ha un sound elettroacustico dettato dalle chitarre acustiche, dal violino e dalle chitarre elettriche che introducono prima di sfociare in un altro brano elettrico e possente. Sicuramente più energica e più lirica della precedente dove la melodia è cantabile e fluida. Gli assoli di chitarra elettrica prima, e poi del sax (nella parte centrale e finale) danno quel sound che rimanda al Bruce Springsteen degli anni ’80.
DEVIL’S ARCADE. L’introduzione spetta al violino e tastiere che apre una ballata semi-acustica. Poi si passa ad un crescendo dove si aggiungono altri strumenti suonati inizialmente in maniera parca, fino a sfociare in un apoteosi sonora dettata dalle tastiere e batteria in evidenza per poi ricadere nella pacatezza lenta con un cantato da parte di Springsteen davvero sentito e ricco di emozioni.  La seconda parte della canzone è identica con qualche lieve variazione, rendendola troppo sovrabbondante di suoni e strumenti che non rende giustizia alla canzone.
A sorpresa spunta una “Gost Track” è una tipica folk song acustica. E’ introdotta dal pianoforte e poi segue la chitarra acustica, contemporaneamente al cantato in evidenza di Bruce Springsteen da consumato folksinger. Gli strumenti sono suonati con mano leggera, ma quando Bruce Springsteen suona l’armonica a bocca gli altri strumenti (pianoforte, organo, chitarra elettrica poco evidente) si uniscono in una melodia travolgente che sa dosare emozioni a fior di pelle. E’ probabile che la canzone si intitola “Terry’s song”.
In conclusione, un album ben suonato, ben cantato con diverse canzoni di ottima fattura e con una particolarità: aver saputo unire antico e moderno in maniera originale senza troppe forzature. Ascoltandolo ci si accorge che non sa di “già sentito” ma che incuriosisce e in alcune canzoni si hanno sorprese che non ci si aspetta. Molto vicino a “Born In The USA” ma con l’occhio puntato verso il futuro passando per “The Rising”. Ottimo.
L’album esce in due formati: CD e LP. La versione vinile forse  si trova di importazione.

Cordiali saluti.

Sam