Autore Topic: Dalla sopravvivenza all'arte  (Letto 1939 volte)

Offline kraus

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Dalla sopravvivenza all'arte
« il: 21 Dicembre 2008, 09:25:21 »
A pensarci un attimo, quel che in tempi remoti era necessario per continuare a vivere, diventando in seguito parzialmente superfluo, si è via via evoluto e raffinato da una tecnica all'altra fino a diventare  espressione dell'arte.

Pensiamo alla cucina (i primi cibi, procurati faticosamente e a rischio della vita) o alla moda (le vesti rudimentali per ripararsi dal freddo), per esempio, ma - perché no? - anche la musica: un tempo battere ossessivamente sui tamburi serviva a stordire i guerrieri e prepararli meglio alle battaglie, aiutandoli a superare la paura, poi pian piano la musica è diventata mezzo d'intrattenimento (penso presso quasi tutti i popoli) fino a raggiungere, dall'epoca rinascimentale in poi, quelle vette di cui oggi le diverse civiltà vanno orgogliose.

Dal ritmo puro e semplice (in the beginning was the rhythm) siamo arrivati alle grandi sinfonie, alle canzoni di De André, alle opere liriche che scavano nei sentimenti sprigionandone tutte le sfumature, all'eccellenza improvvisativa del jazz, ai raffinati impasti timbrici e testuali di Paolo Conte, ecc.

Felice sorte quella dei popoli che han potuto permettersi tutto questo.


"La fatica in salita per me è poesia" (M. Pantani)
"A nde cheres de cozzula Jubanna? Si no t'hamus a dare pane lentu"

Tessera #1 del club "Rivogliamo l'icona col ciuccio"