Autore Topic: Rivoluzione internet  (Letto 2203 volte)

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Rivoluzione internet
« il: 16 Gennaio 2008, 09:57:54 »
Altro che radio e tv. Ora la musica si lancia sul web. Tanto che dalla prossima settimana la Fimi, la federazione delle grandi case discografiche, non effettuerà più i rilevamenti sui dati di vendita dei cd singoli, la cui storica classifica sarà definitivamente soppiantata dai dati sul download e sulle canzoni scaricate sui cellulari. E il presidente della Fimi, Enzo Mazza, si è addirittura spinto a prevedere la "morte" del Festival di Sanremo entro cinque anni, dal momento che ormai per le major musicali "è più conveniente lanciare un nome tramite internet o sul telefonino".
Così da supporto ai mezzi di comunicazione tradizionale, internet si è trasformata negli ultimi anni nello strumento principe di promozione della musica, in particolare dei giovani artisti. Non a caso sono sempre più frequenti le band messe sotto contratto dopo essere balzate alla ribalta per aver ottenuto un boom di accessi su piattaforme online come MySpace (due nomi su tutti: i Dio della Love e i Lost). Ma internet non rappresenta un’opportunità solo per gli emergenti. Anzi: alle case discografiche serve per conoscere e lanciare artisti anche lontani mentre alle star affermate è utile per risparmiare sui costi di promozione di album e concerti. Da Sting a Jovanotti, la lista di celebrità con un proprio spazio sulla Rete è infatti lunga. “Mai come in questi ultimi anni si assiste a un restringimento degli spazi e degli strumenti di promozione della musica. Dalla radio alla televisione, la situazione è un disastro. Così la Rete diventa il mezzo migliore per conoscere artisti nuovi ed emergenti. E questo vale sia per i fruitori di musica che per gli addetti ai lavori”, spiega ad Affari Dario Giovannini, presidente di comunicazione e marketing della Carosello Records.


 
Dario Giovannini
Perché la radio ha perso appeal come strumento di lancio per gli artisti emergenti?
“Perché la maggioranza delle radio ha ormai adottato il format 'hit radio' e trasmette solo pezzi che hanno grande visibilità nel music control (il sistema che permette alle case discografiche di monitorare i passaggi dei brani sulle radio, ndr). Si tratta di un fenomeno recente: solo fino a cinque anni fa accadeva ancora che in radio venissero trasmessi dei single di artisti emergenti”.

E la televisione, invece, oggi che ruolo ha nella diffusione della musica?
“Minimo. Le televisioni generaliste trasmettono poca musica. E quando lo fanno i programmi hanno comunque una visibilità ridotta. Per esempio due settimane fa è cominciato su Raidue 'Scalo 76'. Sai cosa ha fatto la prima puntata? Qualcosa come il 7% di share... non molto, quindi. Rimane Mtv, ma da anni sta riducendo gli spazi della programmazione dei video per inserire, sul modello di Mtv America, nuovi format, cartoni animati e telefilm”.
Quindi la Rete svolge il ruolo di promozione della musica che un tempo era proprio di radio e televisione?
“Direi di sì, anche se dipende dall’età del fruitore di musica, ovviamente. E’ vero soprattutto per i ragazzi tra i 16 e i 24 anni (età in cui internet supera come audience la tv), che hanno cambiato modo di fruire della musica rispetto alle generazioni passate. Un tempo si ascoltava musica passivamente attraverso la radio, oggi sempre più spesso si sceglie cosa ascoltare attivamente, cercando sul web i brani preferiti. Così nascono i fenomeni musicali come i Lost e i Dio Della Love, che hanno raggiunto il consenso attraverso il passaparola nella Rete”.

In che misura una casa discografica come la Carosello ha intenzione di cavalcare la Rete?
“Lavoriamo molto con la Rete e continueremo a farlo. La usiamo tutti i giorni per selezionare giovani artisti e per promuoverli, creando anche dei canali tematici dedicati a loro. Così nei prossimi mesi usciremo con tre progetti internazionali: uno canadese, uno norvegese e uno australiano, resi possibili solo grazie a internet”.
La forza del web è anche quella di creare dei canali tematici per promuovere gli artisti...
“Sì. Per l’uscita dell’album dei Lost per esempio abbiamo pensato tra le altre cose di fornire un servizio su iTunes per poter scaricare materiale sulla band, dalle interviste a pezzi di concerti. Lo scopo è di fidelizzare i fan desiderosi di ricevere informazioni fresche sui proprio beniamini”.

Quali sono le prospettive future di questo connubio, musica e Rete?
“Rosee. L’offerta e la richiesta di musica aumenteranno e cresceranno i rientri per le case discografiche. Siamo di fronte a una rivoluzione: se fino a pochi anni fa la casa discografica era più che altro un semplice distributore di musica e guadagnava solo dalla vendita del disco, oggi si occupa di più della promozione dell’artista e può contare su forti ricavi, destinati a crescere, derivanti dalla percentuale sui concerti e sul merchandasing”.

(Libero News)



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Rivoluzione internet
« Risposta #1 il: 28 Gennaio 2008, 15:05:39 »
Musica online/ Qtrax arriva anche in Italia: la Siae tratta con la piattaforma P2P legale

L'Italia è aperta alle nuove soluzioni offerte per rendere legale la musica su internet. La Società italiana autori editori (Siae) è infatti in trattative con la società Usa Qtrax, che ha lanciato un servizio di peer-to-peer musicale interamente finanziato dalla pubblicità, che consente agli utenti di scaricare brani in maniera legale e gratuita.

Qtrax ha ottenuto l'autorizzazione dalle maggiori etichette discografiche mondiali e sta ora trattando con le società di autori dei vari Paesi. Le trattative con la Siae sono state avviate prima del Midem di Cannes, la rassegna del mercato discografico durante la quale è stata presentata la nuova iniziativa. Trattative che dovrebbero portare a un accordo sulla base di una licenza sperimentale appositamente studiata.



Il modello di Qtrax riprende la tecnologia peer-to-peer che ha fatto la fortuna di sistemi finiti nel mirino delle case discografiche, in quanto consentivano (e in parte consentono tuttora) di scaricre illegalmente musica via internet: dal primo Napster a Kazaa, da BitTorrent a eMule. La differenza, in questo caso, sta nel fatto che Qtrax paga regolarmente i diritti d'autore ai titolari del copyright dei brani scaricabili dal sistema, senza però far pagare un centesimo agli utenti: i ricavi sarebbero garantiti dalla pubblicità veicolata attraverso il software necessario per utilizzare il sistema P2P.

Ovviamente qualche limitazione c'è: i brani scaricati saranno dotati della tecnologia Drm (Digita Right Management), che non consentirà di masterizzarli su cd (almeno ufficialmente, dal momento che esistono sistemi per aggirare questa "barriera"); inoltre inizialmente non sarà possibile copiarli sull'iPod e altri lettori di musica digitale, ma i responsabili di Qtrax assicurano che presto la compatibilità sarà assicurata.

Inizialmente Qtrax offrirà il suo servizio negli Usa e in alcuni paesi europei, Italia esclusa: l'imminente accordo con la Siae, però, renderà la piattaforma utilizzabile anche dai consumatori italiani.

(Libero News)

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